In Breve (TL;DR)
- Perplexity AI, un motore di ricerca conversazionale basato su AI generativa, esplora il web in tempo reale e fornisce risposte con fonti specifiche, migliorando l’esperienza utente rispetto ai tradizionali motori di ricerca.
- Nonostante abbia solo 15 milioni di utenti mensili, Bloomberg prevede che strumenti come Perplexity AI potrebbero ridurre significativamente il traffico su Google, che sta comunque sviluppando soluzioni AI per mantenere la leadership.
La notizia rilanciata da Bloomberg risuona come un vero e proprio campanello d’allarme per Google: il motore di ricerca più famoso del mondo sarebbe prossimo a venire letteralmente spazzato via da Perplexity AI.
I chatbot che sfruttano l’intelligenza artificiale generativa permettono di arricchire l’esperienza di ricerca dell’utente: vanno oltre la classica pagina SERP contenente link, andando invece a rispondere in maniera più diretta a domande specifiche.
Per questo motivo Bloomberg sostiene che Google potrebbe presto vedere diminuire il traffico sul suo motore di ricerca di oltre il 90%, a causa di centinaia di milioni di utenti che lo andrebbero a sostituire con soluzioni AI.
Anche se, a onor del vero, ad oggi i dati dicono tutt’altro: basti pensare che Perplexity AI conta circa 15 milioni di utenti mensili, mentre Google ne conta miliardi, provenienti da oltre 100 Paesi del mondo.
Cos’è e come funziona Perplexity AI
Perplexity AI è un chatbot di intelligenza artificiale generativa, che si presenta come un “motore di ricerca conversazionale”. Il suo compito principale è esplorare il web a partire dalle richieste testuali dell’utente.
Perplexity AI si appoggia ai celebri GPT sviluppati da OpenAI, affiancandoli con LLM dedicati sia all’elaborazione del linguaggio naturale, sia all’addestramento automatico.
A differenza di ChatGPT, Perplexity AI è pensato per esplorare Internet in tempo reale, ma non solo. Le sue risposte vengono generalmente accompagnate da fonti specifiche, che aiutano l’utente a filtrare la credibilità della singola informazione.
Ad esempio, Perplexity AI rivela sin da subito se la sua risposta dipende dall’analisi di una pagina di Wikipedia, piuttosto che da un articolo di giornale riconosciuto o da un blog privato.
Un aspetto da tenere bene a mente di Perplexity AI è l’impegno del suo team a non diffondere informazioni sensibili dell’utente con terze parti. Il chatbot in un primo momento conserva gli indirizzi IP, i numeri identificativi dei dispositivi e le posizioni geografiche, ma poi li cancella dopo un massimo di 30 giorni.
Perché Perplexity AI potrebbe superare Google
Nonostante la mole ridotta di utenti che preferiscono Perplexity AI a Google, una testata autorevole come Bloomberg paventa la possibilità che il colosso di Mountain View veda crollare le visite sul suo motore di ricerca di oltre il 90%.
Una tesi così forte è sostenuta da una considerazione sulle azioni dei cosiddetti early adopters: quei pionieri che anticipano un certo tipo di comportamento, prima che questo diventi mainstream.
A ciò si aggiunge un tema di natura aziendale. Secondo Bloomberg le startup sono naturalmente predisposte al lancio di servizi inediti, mentre per le corporate come Google è molto più complesso ampliare l’offerta grazie a cui si sono affermate con nuove funzionalità.
Detto questo, Google è comunque al lavoro per continuare a potenziare e integrare le proprie soluzioni di intelligenza artificiale generativa. E ha un’ulteriore freccia al suo arco: il motore di ricerca tradizionale, a differenza dei chatbot, non può generare soluzioni “errate” di cui è direttamente responsabile.